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GIOVANNI AGOSTI

Cultore, accademico dal 2021

Nato a Milano nel 1961, Giovanni Agosti ha studiato presso l’Università degli Studi di Pisa e la Scuola Normale Superiore di Pisa (1980-1984), dove si è laureato in Lettere Classiche con una tesi in archeologia romana sull’Arco di Costantino, avendo per relatori Paola Barocchi, Andrea Carandini e Salvatore Settis. Fin dagli anni universitari è interessato ai molteplici rapporti tra il mondo classico e la cultura del Rinascimento, anche attraverso più soggiorni di studio presso il Warburg Institute di Londra (1982, 1984). Il dottorato di ricerca, tra il 1984 e il 1987, presso la Scuola Normale di Pisa è stato l’avvio di un filone di ricerche sull’arte lombarda del Rinascimento che ha caratterizzato e caratterizza il suo profilo di studioso. Dalla tesi è nato il volume, edito da Einaudi nel 1990, Bambaia e il classicismo lombardo, che ha vinto il premio Cesare Angelini dell’Università di Pavia per l’opera prima. Nel frattempo entra nei ranghi dell’amministrazione dei Beni Culturali, vincendo un concorso nazionale come funzionario. In qualità di funzionario di Soprintendenza dirige molti restauri. Tra i restauri più significativi che ha seguito si annovera quello del polittico Averoldi di Tiziano, conservato nella chiesa dei Santi Nazaro e Celso a Brescia. Ha scritto Su Mantegna I. La storia dell’arte libera la testa, pubblicato da Feltrinelli, nel 2005, che ha vinto nel 2006 il premio Viareggio. Dal 2015 è professore ordinario di Storia dell’Arte Moderna presso l’Università degli Studi di Milano. Ha curato numerose mostre in Italia e all’estero. I suoi interessi si rivolgono alla cultura visiva del passato e del presente, con un occhio di riguardo per le interferenze tra arti e lettere. Ha curato, per Feltrinelli, nel 2019, l’edizione dell’autobiografia di Luca Ronconi. Ha fatto parte del consiglio scientifico del Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te a Mantova, della Fondazione Marchi di Firenze e del MART di Rovereto. È uno dei garanti, per conto del FAI, di Villa Panza a Varese ed è membro del consiglio d’amministrazione del FAI (Fondo per l’ambiente italiano). È un membro del comitato scientifico della Pinacoteca di Brera, per conto del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. È Accademico Cultore di San Luca dal 2021.


 

L'Accademia è strutturata nelle tre classi di pittura, scultura e architettura, equamente rappresentate nei raggruppamenti degli Accademici Nazionali e Stranieri.
I novanta Accademici Nazionali sono eletti fra i pittori, gli scultori e gli architetti italiani.
I trenta Accademici Stranieri sono eletti fra gli artisti e gli architetti ovunque residenti. Alle tre classi si aggiungono quelle dei Cultori e dei Benemeriti. I trentasei Accademici Cultori sono eletti fra gli studiosi dell'arte e dell’architettura di ogni nazionalità, venuti in particolare fama.
I ventiquattro Accademici Benemeriti sono eletti fra le persone di ogni nazionalità, che si sono eccezionalmente distinte verso le arti e verso l'Accademia.
Complessivamente gli Accademici sono centottanta. La massima carica dell'Accademia, da sempre assegnata a rotazione a un esponente di ciascuna delle arti, fino agli statuti approvati nel 1812 era rappresentata da un Principe, affiancato nella sua attività istituzionale da due Consoli. L'ultimo Principe fu Antonio Canova. Dopo di lui, la carica fu modificata in Presidente.

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