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MARCO BIRAGHI

Cultore, accademico dal 2021

Marco Biraghi è nato a Milano, nel 1959. Si è laureato in architettura al Politecnico di Milano nel 1986, relatore Massimo Cacciari. Negli anni seguenti ha conseguito il dottorato e il post-dottorato presso la Facoltà di Architettura di Milano. Ha collaborato con la Facoltà di Architettura di Genova e con lo IUAV di Venezia. Nel 1997 è diventato ricercatore in storia dell’architettura alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Dal 2014 è professore ordinario presso la Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni della stessa Università, dove insegna storia dell’architettura contemporanea. Ha collaborato con diverse riviste e ha fatto parte del comitato editoriale della rivista «Casabella». Attualmente è consulente editoriale per la casa editrice Einaudi per il settore architettura ed è direttore della “Collana di architettura” della casa editrice Franco Angeli. Tra i suoi libri: Hans Poelzig. Architectura, Ars Magna (Arsenale, 1992; Vice Versa Verlag, 1993); Porta multifrons. Forma, immagine, simbolo (Sellerio, 1992); Béla Lajta. Ornamento e modernità (Electa, 1999); Progetto di crisi. Manfredo Tafuri e l’architettura contemporanea (Christian Marinotti, 2005; MIT Press, 2013), Peter Eisenman. Tutte le opere (Electa, 2007, con Pier Vittorio Aureli e Franco Purini), Storia dell’architettura contemporanea 1750-2008 (Einaudi, 2008, 2 voll.); Storia dell’architettura italiana 1985-2015 (Einaudi, 2013, con Silvia Micheli); L’architetto come intellettuale (Einaudi 2019); Questa è architettura. Il progetto come filosofia della prassi (Einaudi, 2021).  Ha curato una nuova edizione dei Quattro libri dell'architettura di Andrea Palladio (Studio Tesi, 1992), l’edizione italiana di Delirious New York di Rem Koolhaas (Electa, 2001) e raccolte di scritti di Henri Focillon, Ezio Bonfanti e Reyner Banham. Ha inoltre curato Le parole dell’architettura. Un’antologia di testi teorici e critici 1945-2000 (Einaudi, 2009, con Giovanni Damiani) e Architettura del Novecento (I. Teorie, scuole, eventi, Einaudi, 2012; II-III. Opere, progetti, luoghi, Einaudi, 2013, 2 voll., con Alberto Ferlenga). Nel 2021 ha curato L’architettura di Milano (Hoepli, 2021, con Adriana Granato). Con Alberto Ferlenga ha curato alla Triennale di Milano la mostra Comunità Italia. Architettura Città Paesaggio 1950-2000, 2015-16. Nel 2004 ha fondato GIZMO, collettivo di ricerca in storia dell’architettura contemporanea, con cui ha pubblicato Italia 60/70. Una stagione dell’architettura (Il Poligrafo, 2010), MMX Architettura zona critica (Zandonai, 2010), e Backstage. L’architettura come lavoro concreto (Franco Angeli, 2016). Ha tenuto conferenze alla Harvard University, Cambridge, Mass., alla University of Houston, alla Columbia University e alla Cooper Union di New York, alla Faculty of Fine Arts di Toronto, al Berlage Institute di Rotterdam e alla HafenCity University di Amburgo, alla Hafencity University di Amburgo, alla Queensland University, Brisbane, alla FAU di São Paulo, all’Accademia di Architettura di Mendrisio. Dal 2021 è membro dell'Accademia Nazionale di San Luca.

L'Accademia è strutturata nelle tre classi di pittura, scultura e architettura, equamente rappresentate nei raggruppamenti degli Accademici Nazionali e Stranieri.
I novanta Accademici Nazionali sono eletti fra i pittori, gli scultori e gli architetti italiani.
I trenta Accademici Stranieri sono eletti fra gli artisti e gli architetti ovunque residenti. Alle tre classi si aggiungono quelle dei Cultori e dei Benemeriti. I trentasei Accademici Cultori sono eletti fra gli studiosi dell'arte e dell’architettura di ogni nazionalità, venuti in particolare fama.
I ventiquattro Accademici Benemeriti sono eletti fra le persone di ogni nazionalità, che si sono eccezionalmente distinte verso le arti e verso l'Accademia.
Complessivamente gli Accademici sono centottanta. La massima carica dell'Accademia, da sempre assegnata a rotazione a un esponente di ciascuna delle arti, fino agli statuti approvati nel 1812 era rappresentata da un Principe, affiancato nella sua attività istituzionale da due Consoli. L'ultimo Principe fu Antonio Canova. Dopo di lui, la carica fu modificata in Presidente.

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