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28/mar/2019 - 28/mar/2019

Conferenza di presentazione della mostra
GIOVANNI BATTISTA PIRANESI (1720-1778) EN LA BIBLIOTECA NACIONAL DE ESPAÑA

(Madrid, 6 maggio-22 settembre 2019)

Introduce Francesco Moschini

Interviene Delfín Rodríguez Ruiz 

 

Giovedì 28 marzo 2019 alle ore 19.00, presso Palazzo Carpegna, sede dell’Accademia Nazionale di San Luca, si terrà la conferenza di presentazione della mostra "Giovanni Battista Piranesi en la Biblioteca Nacional de España", a cura di Delfín Rodríguez Ruiz (Madrid, 6 maggio-22 settembre 2019).

In occasione del terzo centenario della nascita di Giovanni Battista Piranesi (1720-1778), la Biblioteca Nacional de España, con il sostegno del Ministero della Cultura, della Direzione Generale delle Belle Arti e dell'Istituto dei Beni Culturali di Spagna, organizza una mostra con la ricchissima collezione di opere dell'architetto, incisore e teorico veneziano. Nata in primo luogo dalla Biblioteca Reale, che ha dato origine alla Biblioteca Nazionale a partire dal 1836, la collezione si è poi arricchita fino a raggiungere il numero di oltre duemila stampe, alcune sciolte e altre rilegate, che raccolgono l'opera incisa, disegnata e scritta da Piranesi, oltre a conservare le opere dei figli Francesco e Laura Piranesi. Conserva anche un disegno originale per la sua famosa e ancora affascinante serie di Carceri.

Nonostante la sua indiscutibile importanza, la collezione BNE è poco conosciuta e citata negli studi contemporanei su Giovanni Battista Piranesi, sebbene già nel 1936 Enrique Lafuente Ferrari pubblica un catalogo-inventario della collezione, basato sui fondamentali studi precedenti di Focillon, Samuel, Giesecke, Morazzoni e Hind. In occasione del centenario del 1978, la Biblioteca Nazionale organizzò una mostra pubblicando di nuovo il catalogo di Lafuente Ferrari, con un prologo dell'architetto Luis Moya. In seguito, solo poche mostre e pochissimi storici hanno menzionato questa straordinaria collezione.

La mostra e il suo catalogo offrono una doppia prospettiva. Da un lato, c'è un catalogo ragionato delle collezioni, con nuovi e importanti contributi all'opera di Lafuente Ferrari, non solo perché comprende più stampe e libri, ma anche perché arricchisce il valore storico della collezione, in gran parte proveniente dalla Biblioteca Reale, con volumi rilegati con gli stemmi di Lord Charlemont o quelli dei membri della famiglia di papa Carlo Rezzonico (Clemente XIII), del principe Abbondio Rezzonico o dei cardinali Carlo e Giambattista Rezzonico, tra gli altri.

 La presenza di questi volumi e di molti altri, nonché di stampe sciolte edite durante la vita di Piranesi, comprese altre copie del XVIII e inizio XIX secolo, stampate da Francesco e Pietro Piranesi, permettono di stabilire nuovi e quasi sconosciuti legami tra Piranesi e la Spagna, non solo grazie ai doni diplomatici, ma anche agli acquisti effettuati per i regnanti di Casa Borbonica (Felipe V e Isabel de Farnesio, Fernando VI, Carlos III e Carlos IV), così come quelli che appaiono nelle biblioteche di nobili, diplomatici, artisti e architetti spagnoli presenti o meno a Roma in quegli anni del XVII secolo, da Felipe de Castro, Ventura Rodríguez o Preciado de la Vega a Francisco de Goya, o Juan de Villanueva, dal conte di Floridablanca al cardinale Lorenzana o Alfonso Clemente de Aróstegui, tra molti altri.

D'altra parte, gli oltre venti saggi raccolti in catalogo, scritti da noti specialisti dell'opera di Piranesi, contribuiscono, con approcci diversi, a rivedere la sua opera e la sua enorme influenza già nel XVIII secolo, anche in Spagna. Da Mengs a Ponz, dal cardinale Portocarrero a Francisco Vergara o Felipe de Castro, da Nicolás de Azara a Pedro José Márquez o José Ortiz y Sanz, molti artisti spagnoli, studiosi, intellettuali e nobili o al servizio della Monarchia Ispanica erano appassionati delle loro opere. Vale la pena ricordare, in questo senso, la presenza della tomba dell'importantissimo cardinale Joaquín Fernández Portocarrero, progettata da Francisco Vergara nel 1760 e inscritta, con aggiunte dello stesso Piranesi, nella sua immediata e successiva riforma della chiesa di Santa María del Priorato sull'Aventino, la sua unica opera architettonica realizzata, compresa la piazza dei Cavalieri dell'Ordine di Malta.

La mostra si articola in sette sezioni che coprono l'affascinante e complessa opera di Piranesi e della sua influenza in Spagna, in particolare a partire da Francesco Piranesi, la cui successiva attività fu fondamentale, sia a Roma che a Parigi, come è noto. Il suo rapporto con Giuseppe Bonaparte sia in Italia che a Parigi fu particolarmente significativo per la cultura spagnola, poiché il fratello di Napoleone diventerà re di Spagna tra il 1808 e il 1814.

Libri, stampe, dipinti e sculture, provenienti dalle ricchissime collezioni della BNE e di altre istituzioni, musei e collezioni private che non solo contestualizzano la formazione, i riferimenti, la cultura antiquaria e i modelli di Piranesi, ma che illustrano anche la sua poliedrica attività di disegnatore, incisore, architetto o “scultore” di modelli e oggetti decorativi, che non solo si sono  riuniti nel suo "Museo Piranesi" - a Palazzo Tomati a Roma -, ma che si sono diffusi, come le sue stampe, in tutta l'Europa del Grand Tour e dell'Illuminismo, dalla Francia alla Polonia, dall'Inghilterra alla Germania o Austria, Russia o Spagna, Svezia o Portogallo.

Formatasi a Venezia, Roma fu la sua passione, di cui sostenne il mito e la sublime grandezza, come affermava Mario Praz, offrendo una delle interpretazioni più drammatiche e monumentali della città, con cornici inedite e un uso davvero straordinario dell'incisione, anche per le dimensioni delle sue stampe, così moderne da continuare ad affascinare sia per la loro immaginazione che per la loro vocazione architettonica e archeologica, a volte visionaria. In misura minore, lo fa anche con altre antichità, sorprendenti nelle cornici e nei disegni, da Ercolano o Pompei a Paestum. Tutta l'Italia era presente come ossessione nelle sue opere, dall'Etruria alla Roma Imperiale o Moderna, da Pompei e Paestum a Tivoli e Villa Adriana, Castelgandolfo o Venezia.

La bellezza della grande opera delle Vedute di Roma (1748-1778), la tragedia e il dolore spaziale spezzato delle sue Carceri, l'esaltazione della Roma moderna, i capricci veneziani, tutta l'Italia si diffuse nell'Europa del Grand Tour grazie alle sue eloquenti vedute, studi, stampe e collezioni di oggetti ornamentali. La Biblioteca Nacional de España li conserva in una collezione incomparabile e quasi sconosciuta, accanto a testimonianze della sua cultura quali modelli e riferimenti sotto forma di libri e stampe, da cui ha creato un mondo nuovo e moderno.

Tutti questi aspetti sono trattati in mostra, con duecentocinquanta pezzi che coprono l'opera di Piranesi, oltre a fonti e modelli come trattati di architettura, da Palladio a Borromini o Andrea Pozzo, trattati di antiquari e studiosi quali Bellori, Bianchini o Winckelmann, disegni di architetti italiani, da Montano a Juvarra, dipinti e stampe di veduttisti come Canaletto, Marieschi, Ricci o Vasi, e opere di Francesco Piranesi e di artisti, architetti e studiosi spagnoli, da Goya o Isidro Velázquez a José Ortiz y Sanz o Fernando Brambilla.

Oltre alle opere della Biblioteca Nacional de España, ce ne sono altre provenienti da diversi musei, biblioteche e collezionisti privati. In questo senso, la generosità e il sostegno al progetto è stato fondamentale da parte di istituzioni come l'Accademia Nazionale di San Luca (Roma), l'Istituto Centrale per la Grafica (Roma), la Biblioteca Apostolica Vaticana, il Museo del Prado, la Reale Biblioteca  di Madrid, l'Accademia Reale di Belle Arti di San Fernando o il Museo Thyssen-Bornemisza, tra gli altri.

 

 

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di San Luca

"L'Accademia Nazionale di San Luca ha lo scopo di promuovere le arti e l’architettura, di onorare il merito di artisti e studiosi, eleggendoli nel Corpo accademico, di adoperarsi per la valorizzazione e la promozione delle arti e dell’architettura italiane." [Statuto 2005, art.1]
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Dal 1705 l'Accademia adotta come proprio emblema un triangolo equilatero, costituito da pennello, stecca e compasso, per esprimere la pari dignità ed unità delle tre arti: pittura, scultura ed architettura, sotto l'egida del disegno, come ribadito dal motto oraziano "aequa potestas" che lo accompagna. Nei secoli l'emblema accademico, pur sostanzialmente invariato, assume forme diverse fino alla trasformazione, nel 1934, con l'adozione di un medaglione con l'immagine di San Luca che dipinge, ancora oggi simbolo dell'istituzione accademica al pari del triangolo equilatero.
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